
In arrivo il nuovo modello per misurare la velocità media. Ecco come funziona e come si inserisce nel quadro normativo. Nel mentre leggete queste righe, sulle nostre autostrade dovrebbe già essere operativo il “Sistema Informatico per il Controllo della Velocità” (SICVE appunto), un nuovo modello di velox che, anziché la velocità istantanea, rileva l'andatura media in un tratto stradale lungo dai 15 ed i 25 km.
Come? Il meccanismo è abbastanza semplice. Speciali spirali metalliche “annegate” sotto l'asfalto delle corsie autostradali registrano infatti la velocità dei mezzi che vi transitano sopra. Poste ad una determinata distanza tra loro, le spire catturano la velocità d'ingresso e d'uscita dal percorso monitorato, calcolandone quindi la media in base al tempo di percorrenza. Se questa supera il limite consentito (136 km/h, inclusa la tolleranza), scatta automaticamente la sanzione del veicolo, immortalato da telecamere installate sui cavalcavia o sui pannelli luminosi per la messaggistica (i quali devono comunque avvisare i viaggiatori della presenza dei dispositivi).
Lo strumento, messo a punto da Autostrade per l'Italia e la Polstrada è stato omologato dal Ministero delle Infrastrutture e sperimentato con successo a fine novembre sulla A11 Firenze-Mare. Al momento, le prime postazioni [sulla A4 Torino-Venezia (zona Milano), sulla A13 Bologna-Padova (a Occhiobello) e sulla A14 Bologna-Taranto (nei pressi di Forlì)] dovrebbero essere già attive: nelle intenzioni iniziali, infatti, si prevedeva l'operatività effettiva del SICVE entro natale. Il condizionale è d'obbligo però, non perchè il sistema non sia pronto, anzi...ma perché i tempi della sua installazione ed operatività sono a totale discrezione della Polizia Stradale. Autostrade per l'Italia, in ogni caso, prevede che nel giro di tre anni almeno 200 SICVE compariranno sulle arterie autostradali della penisola.
Del resto, la messa in funzione dei rilevatori di velocità non incontra alcuna limitazione temporale in termini legislativo-burocratici in base all'art. 345 del Regolamento di esecuzione del Codice della Strada, che prevede l'utilizzo di apposite apparecchiature per il controllo elettronico della velocità, atte ad accertare le violazioni indicate negli art. 142 e 148 del Codice della Strada (D.Lvo 285/1992 e successive integrazioni).
Nel corso degli anni lo ha confermato in particolare l'art. 4 del D.Lvo 121/2002 (convertito e modificato dalla legge 168/2002), mentre il Dipartimento della Polizia Stradale del Ministero degli Interni, con una circolare datata 3 ottobre 2002, ha fornito una serie di direttive generali di ordine pratico “per l'utilizzazione e l'installazione dei dispositivi e dei mezzi tecnici di controllo del traffico, finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni delle norme”: si tratta di disposizioni che disciplinano l'ambito operativo generale, le caratteristiche delle apparecchiature, le precauzioni per la tutela della riservatezza personale, i soggetti competenti al controllo, l'ambito territoriale d'utilizzazione, l'individuazione delle strade su cui sono ammessi gli autovelox e l'informazione all'utenza.
Sintetizzando, la situazione attuale è questa: a tutt'oggi, i rilevatori remoti di velocità, senza la contestazione immediata dell'infrazione, possono sempre essere utilizzati su autostrade e strade extraurbane; sulle altre strade, invece, il loro uso è subordinato alla valutazione preventiva ed all'identificazione dei luoghi idonei da parte del Prefetto. In ogni caso, la normativa ingiunge d'informare gli automobilisti dell'installazione dei dispositivi, i quali, se completamente automatici, devono essere omologati dal Ministero delle Infrastrutture.
L'autovelox rimane comunque un nodo abbastanza delicato all'interno della regolamentazione del Codice stradale. La giurisprudenza è stracolma di items sull'argomento: gli organi legislativi e governativi hanno più e più volte modificato le norme, mentre ciclicamente si aprono vere e proprie diatribe giuridiche a seguito delle sentenze pronunciate dalla Corte Costuituzionale. E il tutto pare costantemente in movimento. Basti pensare alla recente proposizione del D.L. 184/2005, pensato per apportare dei cambiamenti al Codice della Strada (ed all'ultima legge che lo modifica, la 168/2005): tra le novità erano previste pure delle limitazioni ”all'onnipotenza” dei velox, ma il decreto, quando pareva ormai in dirittura d'arrivo, lo scorso 17 novembre è stato ritirato dal governo.
La questione è dunque tutt'ora aperta. Se ne uscirà mai in maniera, se non definitiva, almeno chiara e disancorata da quella stortura tipicamente italica del “fatta la legge, trovato l'inganno?” Chi può dirlo.
In linea di principio, lo Stato dovrebbe garantire ai propri cittadini tanto la sicurezza quanto la libertà. Il problema è come conciliarle evitando che per le esigenze dell'una si prevarichi sistematicamente sui diritti dell'altra.
Per chi volesse approfondire l'argomento, sul web, oltre ai siti istituzionali, si trova un buon compendio della legistazione specifica in materia di Codice della Strada all'indirizzo http://www.silpol.it/legislazione/cds/legislazionecds.htm
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Grattachecca (15/01/2006) |
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