Cari amici, questa volta il nostro amico Ingegnere Dario Viscuso ci illustra gli aspetti tecnici della detonazione. Buona lettura e benvenuti alla scuola di Maidirebike.it
Danielz
Il fenomeno detto “detonazione” rappresenta una delle forme di combustione
anomala più importanti, perché di fatto limita le prestazioni ed il rendimento
dei motori (non permette di superare, in fase di assetto delle specifiche del
propulsore, certi valori di rapporto di compressione e di anticipo
all’accensione) e nello stesso tempo impone vincoli restrittivi alla
formulazione dei carburanti. I principali sintomi attraverso i quali si
manifesta all’esterno sono: emissione di un rumore metallico caratteristico,
simile ad un martellamento (per questo motivo si dice comunemente che il motore
picchia in testa), perdita di potenza, vibrazioni, riscaldamento accentuato,
danneggiamento delle parti meccaniche del motore in condizioni particolarmente severe.
Due diverse teorie sono state avanzate per spiegare l’origine del fenomeno.
Secondo la prima, la quale costituisce quella maggiormente verificata
sperimentalmente, la detonazione sarebbe dovuta all’autoaccensione di una o più
parti della miscela che brucia per ultima, prima che venga raggiunta dal
normale fronte di fiamma. La seconda presuppone che il fronte di fiamma
acceleri fino a raggiungere la velocità del suono, trasformandosi in un’onda
d’urto che accende la restante miscela, propagandosi in essa con una velocità
nettamente superiore a quella di normale avanzamento della fiamma.
Premettendo che l’autoaccensione della miscela costituisce fisicamente
l’accensione spontanea della carica all’interno della camera di combustione per
raggiunta “energia di attivazione” del processo di sviluppo della catena di
reazione di ossidazione allo stato della formazione di composti decisamente
instabili (perossidi, aldeidi, ecc.); che essa dipende dalle concentrazioni dei
reagenti, dalla pressione e soprattutto dalla temperatura presenti all’interno
del cilindro. Premesso ciò, si supponga che il fronte di fiamma (confine fisico
tra l’ultimo strato di miscela accesa e lo strato fisicamente successivo ancora
spento ma che sta per essere acceso) venga avviato regolarmente dallo scoccare
di una scintilla tra gli elettrodi della candela. Con la sua avanzata esso
comprime e riscalda la miscela fresca che trova davanti a sé. Siccome
quest’ultima non è mai perfettamente omogenea, né in termini di temperatura (a
causa del miscelamento con i residui del ciclo precedente o del contatto con
parti più o meno calde della camera di combustione), né in composizione, le
reazioni di prefiamma si svilupperanno con una diversa velocità nei vari punti
della carica fresca, che dovrebbe essere investita per prima dal fronte di
fiamma. Può quindi accadere che uno o più volumi infinitesimali di miscela si
autoaccendano prima di essere raggiunti dal fronte di fiamma principale. Si
libera allora localmente una grande quantità di energia (dipendente dalla massa
di miscela interessata), che produce un brusco picco di pressione. Questo si
propaga all’intorno con velocità sonica stimolando l’autoaccensione di quella
parte di carica per cui le reazioni di prefiamma erano quasi terminate. Le onde
di pressione si riflettono ripetutamente alle pareti del cilindro producendo
vibrazioni nelle parti metalliche che si trasmettono all’esterno sotto forma
del caratteristico battito. L’andamento della pressione all’interno della
camera di combustione presenta quindi una serie di oscillazioni con picchi di
ampiezza decrescente nel tempo. La frequenza di tali oscillazioni è la stessa
del rumore metallico udibile all’esterno e dipende dalla velocità con la quale
si propagano le onde di pressione e dal cammino percorso tra due riflessioni
consecutive (proporzionale all’alesaggio del motore). Da tenere presente che
nel caso di detonazione debole il fenomeno non appare in tutti i cicli che si
susseguono e, un numero più o meno elevato di tali cicli presenta un processo
di combustione normale; le oscillazioni presenti nei cicli detonanti mostrano
un’ampiezza decisamente modesta. Di contro, in caso di detonazione intensa, le
oscillazioni di pressione sono presenti in tutti i cicli e la loro ampiezza è
ciclo dopo ciclo più grande.
I danni prodotti dalla detonazione dipendono ovviamente dalla sua intensità
nonché dalla durata. La forma di detonazione più insidiosa è certamente quella
ad alta velocità perché, mascherata dal rumore generale del motore, può
perdurare a lungo nel tempo. Le onde di pressione, rimuovendo in tal caso lo
strato di gas aderente alle pareti della camera di combustione, incrementano in
modo decisamente sensibile il flusso di calore verso l’esterno. Gli accresciuti
carichi termici, uniti alle sollecitazioni meccaniche variabili nel tempo,
possono quindi portare alla rottura di qualche parte (pistone, fasce elastiche,
guarnizione della testa) per un fenomeno di fatica a caldo.
Spesso compare anche un’intensificata usura della parte superiore delle
canne del cilindro dovuta al fatto che le oscillazioni di pressione portano
alla rottura del film di lubrificante ed al contatto diretto tra metallo della
fascia e canna, cui si unisce un’usura corrosiva esercitata da sostanze acide
(come gli ossidi di azoto) contenute nei prodotti della combustione. Se si
formano poi punti caldi in grado di dare origine a forme di preaccensione, gli
effetti combinati di detonazione e preaccensione possono diventare, esaltandosi
reciprocamente, letali in poco tempo per i componenti più delicati del motore.
Ad ogni modo, attualmente, la detonazione non presenta la pericolosità di un
tempo grazie alla sempre più frequente adozione di un sistema elettronico atto
a controllare il fenomeno. In esso un apposito sensore di tipo acustico od
accelerometrico (tarato sulla banda tipica di frequenza) rileva l’apparire del
battito. L’istante in cui il rumore metallico viene avvertito, permette di
risalire al cilindro che detona (quello che in quel momento è in fase di
combustione). L’unità di controllo (centralina) provvede quindi a diminuire
l’anticipo all’accensione di quel cilindro e/o aumentare la ricchezza della
miscela di alimentazione. Siccome il rischio di detonazione è limitato ad un
ristretto numero di punti del campo di funzionamento, in questo modo si
consente al motore di utilizzare, con tutta sicurezza e senza un’apprezzabile
scadimento delle prestazioni e dei consumi, benzina con “numero di ottano”
(principale indice del potere antidetonante di un combustibile) inferiore di
qualche punto alla sua normale richiesta ottanica, oppure di operare con
rapporto di compressione o grado di sovralimentazione più elevato.
dott. ing. Viscuso Dario