Con questo termine si raggruppano le molle che hanno una risposta non lineare alle sollecitazioni, e che alla compressione reagiscono con una resistenza progressiva.
Il passo, come si vede dalla figura precedente, è la distanza che ricorre tra due spire consecutive.Questo permette di avere una
risposta progressiva alla compessione, diversamente da quanto avviene nelle molle tradizionali, dove la risposta alla compressione è di tipo lineare.
Molla lineare

Molla differenziale a 2 step lineari

Molla progressiva

In una molla normale le spire sono distribuite con un passo costante e compresse alla stessa maniera. Per esempio, se si dispone di una molla avvolta in 10 spire, con passo costante di 1cm, e la si comprime ad esempio di un centimetro precaricandola, il passo diverrà 0.9cm. Si noti che iul coefficiente elastico della molla NON CAMBIA.
Quindi la molla non diviene più rigida, dato che la costante elastica K, che dipende dalla sezione delle spire e dal materiale della molla, non risulta variata. Intervenendo sul precarico , quindi, si aumenta o meno la forza minima necassaria per far reagire la molla o , più semplicemente, si varia la soglia superata la quale la sospensione comincia a comprimersi.
Questo spiega perchè aumentando il precarico si ha la sensazione di avere sospensioni più rigide o di avere variato l’altezza della moto. In effetti si rendono solo meno sensibili alle piccole sollecitazioni conferendogli un comportamento più secco.
In una molla lineare a due passi (o in una molla a passo progressivo), circa metà delle spire hanno un passo minore. Non appena la molla viene compressa le spire si approssimano l’una all’altra. Ad un certo punto le spire che sono meno distanziate si toccano. In questo modo esse si “autoeliminano”dalla molla.
Prendiamo due molle, una progressiva e una lineare, aventi stessa lunghezza, e comprimiamole di pochi centimetri. In questo primo tratto la molla lineare opporrà alla compressione una resistenza maggiore di quanto non farà la molla progressiva.
Comprimiamo adesso le molle fino a dimezzarne la lunghezza (ossia quasi al massimo). Durante questo processo la molla progressiva aumenterà la resistenza alla compressione PROGRESSIVAMENTE sempre di più, in modo esponenziale, fino a raggiungere e superare la resistenza della molla lineare.
Lo stesso principio si applica all’estensione, la fase in cui la molla torna alla lunghezza naturale, fase che può avvenire con maggiore o minore forza, così come la compressione.
Anche questa fase ha un’importanza cruciale nella guida sportiva, poichè se una molla ha un’estensione troppo rapida, quando la moto incontra delle asperità tende a rimbalzare, perdendo pericolosamente aderenza.
La differenza tra il concetto di linearità e progressività è la stessa che c’è tra le due funzioni y=x e y=x^2. Nel primo caso si parla di funzione linere (che equivale ad una retta), nel secondo di funzione esponenziale (nel nostro caso una parabola) le cui ordinate aumentano esponenzialmente anzichè alla stessa velocità delle ascisse, come nel caso della prima funzione.
Di seguito mostriamo due grafici, nel primo si parla di resistenza lineare, nel secondo di resistenza progressiva (Quella delle molle HyperPro). Dai grafici si capisce chiaramente la differenza tra queste due tipologie di molle.
Concludendo, le molle lineari ha un carico definito ed ovviamente per essere più rigida alla fine della corsa, sarà più rigida anche all’inizio. Questo implica un adottare una molla in relazione allo stile di guida del pilota e per ogni circuito. Ovviamente in un uso prettamente stradale questo è praticamente impossibile, mentre risulta estremamente vantaggioso nelle competizioni.
La progressiva permette di avere la parte iniziale più morbida e quella finale più rigida. Nelle molle a due step lineari, però, non appena le spire morbide si autoeliminano andando a pacco per far lavorare le rigide, si avverte una brusca differenza di carico.
Un vantaggio delle molle progressive consiste in una maggior stabilità. Com’è noto una molla lineare ha una specifica frequenza di risonanza, che potrebbe essere innescata dalle asperità del terreno. Ciò viene avvertito come un chatter dal pilota. Nelle molle differenziali non esiste una singola frequenza di risonanza, data l’anisotropia intrinseca, e pertanto non avviene l’innesco di chatter.